Che amore, Amoriland!

Rieccomi. Una mia lettrice (che emozione detto così, hihi!) mi ha chiesto come mai ho scelto di chiamare il luogo dove abito Amoriland e mi sono resa conto che, escluso un brevissimo accenno, non l’ho mai veramente spiegato.

Rimedio subito. Anche perchè la storia di Amoriland, è la mia storia. E non vedo l’ora di raccontarvela!

Quando ho iniziato a scrivere il blog, per questioni di privacy, non volevo si sapesse dove abitiamo – quindi ero alla ricerca di un nome sostitutivo.

Siccome il Paese estero in cui viviamo inizia con la “A” (indovina indovinello di che Paese si tratta! :-)), e siccome la domanda ricorrente che tutti, ma proprio TUTTI mi facevano e continuano a farmi sempre quando dico che vivo qui è “ti sei trasferita per AMORE?”, ho deciso di chiamarlo Amoriland ed i suoi abitanti sono diventati gli amorini.

All’inizio mi offendevo molto quando me lo chiedevano. Innanzitutto, perchè mio marito è un amorino (oltre che un amore, come vi confermeranno tutti quelli che lo conoscono), ma non è originario di Amoriland.

Amoriland è la città che entrambi abbiamo scelto, facendo entrambi delle rinunce e mettendoci entrambi in gioco, sia a livello lavorativo che affettivo, visto che qui non abbiamo famiglia. Non è qualcosa che mi/ci è capitato, l’abbiamo SCELTA. C’è una parola in tedesco che mi piace molto, Wahlheimat (la traduzione è “patria d’elezione”, ma non è altrettanto bello secondo me), e che credo renda bene l’idea, perchè dietro ad ogni emigrazione c’è una storia e, soprattutto, una scelta (diretta o indiretta che sia).

Inoltre, il fatto che la domanda “ti sei trasferita per amore?” implichi che sia IO ad aver fatto una scelta d’amore e lui NO, mi sembra molto riduttivo e anche un po’ banalizzante, considerate tutte le ragioni di cui sopra.

Che poi non c’è niente di male nemmeno a trasferirsi per amore, e nemmeno quando è a senso unico, anzi. Solo che non è la mia storia.

Col passare degli anni, mentre il mio amore per questa meravigliosa città cresceva (ormai sono 6 anni che viviamo qui!), e visto che i miei bambini sono tutti e due nati qui, la definizione “trasferita per amore” ha iniziato a darmi meno fastidio.

Di sicuro l’amore mi lega a questo luogo dove ho scelto di abitare, e come tutti gli amori che si rispettino, viviamo spesso dei conflitti (cosa che per altro avrete notato nei post precedenti), ma il mio amore è fuori discussione.

Inoltre in un certo senso è vero che è stato l’amore a portarmi qui, ma non necessariamente solo l’amore per mio marito.

Premetto che le storie a riguardo sono molto confuse e variano estremamente a seconda di quale parente sia l’interlocutore, ma da quello che mi è parso di evincere dalla maggior parte dei racconti, la mamma di mia nonna materna aveva origini viennesi, infatti si chiamava Rachele Katz, anche se la sua famiglia era poi emigrata altrove.

Il padre di mia nonna invece, turco, ma con origini italiane, aveva una sede della sua azienda (commercio di frutta secca, pare) qui a Vienna ed ci veniva spesso per lavoro. Quando si ammalò, si trasferì con tutta la famiglia a Vienna per qualche anno (finchè lui, poverino, morì) e andarono ad abitare nella Linke Wienzeile (“al numero 66”, “no al numero 70”, “ti ho detto che era il 43″… insomma il numero civico tralasciamolo).

Vienna è sempre stata molto presente nei racconti di mia nonna (e non proprio in positivo, visto che da qui poi sono dovuti scappare!), ma è solo venendoci ad abitare che ho capito quanto fosse parte integrante del suo modo di essere e quanto in particolare la sua cultura alimentare (ma anche musicale, a capodanno ad esempio voleva sempre vedere il concerto e cantava “Donau so blau, so blau” tutta commossa) fosse austriaca.

Dopo averlo visto fare in diversi ristoranti qui a Vienna, ho svelato il mistero per cui le piacesse ordinare l’insalata come contorno alla pasta. O perchè chiamasse i würstel Frankfurter. O che cosa fosse lo spuntino freddo a base di formaggio e pane che faceva la sera (kalte Jause). Credo sia stata una delle poche nonne italiane a festeggiare quando ha aperto il supermercato Lidl in Italia, perchè finalmente poteva comprarsi i crauti in scatola (iiiiiii).

Il suo viaggio attraverso l’Europa dopo il soggiorno a Vienna è continuato, ma questa è un’altra storia (che non è detto vi siate risparmiati, potrebbe darsi che ve la racconti prossimamente).

Anche da parte paterna i collegamenti con Vienna non mancano. Oltre a chiamarsi Liliana Hicke, anche questo non un nome prettamente italiano, la mia nonna paterna aveva il doppio passaporto, retaggio dell’Impero Austro-Ungarico, ed è stata una delle prime donne in Italia a divorziare grazie a questo “trucchetto” o “sgamuffa” come direi io.

Un paio di anni fa, mio zio mi ha mandato una sua foto del 1935 in crociera diretta a Portrose, in Slovenia, e ho pensato che fare le vacanze lì è una cosa molto “austriaca”. Oltre al fatto che nella foto mi assomiglia in maniera impressionante. Eccola (è la quarta da sinistra).

Image

Tutto questo papiro, per dire che venire a vivere qui è stato un po’ come ripercorrere le mie origini, che a volte passeggiando per Vienna mi pare di mettere i piedi dentro a impronte che c’erano già e appartenevano a qualche mia nonna, zia o cugina lontana.

E che nella nostra Europa tutta fatta di miscugli, in realtà veniamo tutti da tutte le parti e ognuno da nessuna. Forse con un po’ più di amore e meno pregiudizi, finalmente lo capiremmo.

Vi abbraccio

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. didilago ha detto:

    Che bello ❤

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